Chernobyl oggi, Foto.
Pluto’s realm, il regno del plutonio, così nei pressi di Kiev viene chiamato quel che rimane di Chernobyl, i paesi circostanti sono “Ghost Town” o “Land of the Wolves”. Un viaggio su territori sconnessi e dimenticati da Dio e dall’uomo, oltre 25 anni dopo il disastro nucleare è ancora tutto paralizzato come in quel giorno, salvo alcuni palazzi demoliti per scongiurare il rischio di crollo e diffusione di polveri altamente contaminate.
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Avventurarsi in quella regione è come fare un salto nella fine del mondo, non c’è vita, non c’è tempo che scorre. Ci si sente un po’ come ad essere gli ultimi uomini sulla terra a girare in quelle lande, rigorosamente per poco tempo e rigorosamente in motocicletta. Un viaggio nella memoria che qualche audace ha tentato, per vedere con i propri occhi cosa accade dopo un disastro nucleare, senza comunque la possibilità di avvicinarsi a meno di 20 chilometri dal sito dell’incidente, senza essere “così tanto” audaci, poiché potrebbe rivelarsi un’esperienza il cui scotto da pagare sarebbe eccessivo. Proprio così, oggi a oltre venticinque anni dalla tragedia di Chernobyl, nel “Pluto’s realm” avventurarsi vuol dire tutt’ora restare intossicati dalle radiazioni.
E così sarà nei secoli a venire, è per questo che ora a Fukushima si combatte un’autentica corsa contro il tempo.

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